Biografie tratteggiate
Quando per una vita parlano le immagini

Portrait Papers è una newsletter dedicata alle biografie ed è in cinque lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo.
Nei numeri precedenti abbiamo chiesto ad alcuni autori e autrici di scrivere per noi la biografia di un personaggio da scoprire o riscoprire. Melania G. Mazzucco ha raccontato Diana Karenne, Eugenio Coccia ci ha parlato di Edoardo Amaldi in un numero arricchito da un’intervista al cileno Benjiamin Labatut. Lo scrittore inglese Tim Parks ha descritto il suo tormentato rapporto con Sam Beckett e poi Paolo Di Paolo ci ha avvicinato alla voce di Piero Gobetti, per quanto si può. Dopodiché siamo passati al cinema, e abbiamo intervistato Stefano Bises e Davide Serino, gli sceneggiatori della serie M tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati. In questo numero, la biografia la leggiamo a fumetti, con un’intervista ad Alice Milani Comparetti.

Una vita fra le nuvolette
Come si fa a disegnare una biografia? Alice Milani Comparetti, artista e disegnatrice, lo ha fatto molte volte. La copertina dei suoi libri è un acquerello e il titolo contiene sempre un nome: Wislawa Szymborska – Si dà il caso che io sia qui (BeccoGiallo, 2015), Marie Curie (BeccoGiallo, 2017). Università e pecore. Vita di don Lorenzo Milani (Feltrinelli, 2019), Sofia Kovalevskaja – Vita e rivoluzioni di una matematica geniale (Coconino Press, 2023). Quasi sempre, anzi. Perché il suo lavoro più recente no, ma è comunque una biografia: Nel Paese degli Inuit (Canicola, 2025).
Noi siamo abituati a pensare al biografo come a uno che sceglie le parole giuste per raccontare una vita. Una fumettista deve però scegliere anche le immagini.
AMC: La parte di studio e documentazione sulle fonti, in realtà, si svolge inizialmente come se dovessi produrre un racconto in forma scritta. La raccolta delle informazioni avviene nello stesso modo. C’è poi una ricca e molto creativa parte di elaborazione e di interpretazione, in cui decido che taglio dare alla storia, in che ordine raccontare gli eventi e da che punto di vista. Lì comincio a immaginare le sequenze anche dal punto di vista visivo: che aspetto avrà la protagonista? In che ambientazione si muoverà?
Ma un fumetto ambientato nell’Ottocento per me non dovrà necessariamente avere l’estetica standard dei fumetti storici. Spesso mi sono presa grandi libertà nel disegno delle ambientazioni e dei costumi. Ho inserito vestiti colorati, cartelli e zerbini dalla grafica moderna nella mia biografia di Sofia Kovalevskaja, matematica russa dell’Ottocento. In una scena porta delle ciabattine di gomma fucsia e in un’altra mette su una moka ma brucia il caffè perché è sull’orlo di un esaurimento nervoso. La moka non era ancora stata inventata all’epoca. Ho deciso di mantenerla comunque, perché l’immagine che nel nostro immaginario moderno è più fortemente associata all’esaurimento nervoso di una giovane scienziata madre single è la moka che si brucia sul fornello a gas (ops... il fornello a gas!).
Mi concedo questi anacronismi perché in fondo sono una fumettista, non una storica: quando si prende in mano un fumetto non ci si aspetta il tono, l’accuratezza e la quantità di informazioni contenute in un saggio accademico. Il fumetto è comunque un’opera di reinterpretazione artistica ed è questa la sua forza. Io faccio un grande sforzo per reperire informazioni corrette sul periodo storico e sulle gesta del personaggio, ma poi ci gioco in un modo talmente evidente che il lettore non può pensare che sia una svista.
PP: Chi sono i lettori di una biografia a fumetti? Ed esiste ancora il pregiudizio del fumetto come testo per bambini?
AMC: Il pregiudizio del fumetto come linguaggio per bambini è stato ampiamente smosso, smontato, scardinato negli ultimi vent’anni, per cui il fumetto ormai ha il suo posto in libreria e nel panorama culturale. Sempre più enti scientifici fanno divulgazione con il fumetto, e non è più raro vedere fumetti candidati ai più prestigiosi premi letterari.
Così i lettori di una biografia a fumetti sono, più che gli appassionati di fumetto, i lettori di varia interessati al personaggio o all’argomento.
Il fumetto per bambini è ancora un altro sottogenere perché ha canali di distribuzione diversi, arriva ai giovani lettori e lettrici da un altro canale che a volte è quello della scuola.
Però è vero che i bambini, quando incontrano il fumetto, in genere sono entusiasti e lo abbracciano immediatamente. Mentre tra gli adulti c’è ancora reticenza perché c’è poca abitudine a leggere fumetti: è un linguaggio per alcuni ancora un po’ estraneo.
PP: La tua biografia di Marie Curie è stata tradotta in Spagna, Francia, Corea, Cina e negli Stati Uniti… Come sta andando il mercato del fumetto?
AMC: Il mercato del fumetto italiano ha avuto una grande crescita qualche anno fa ma adesso sembra in contrazione. Stessa percezione in quello francese. Gli editori che più fanno fatica a stare a galla in questi momenti ovviamente sono i piccoli, ovunque, mentre i grossi gruppi o i marchi associati a catene di librerie si mangiano tutti gli spazi che possono. Ci perdiamo in diversità, purtroppo.
Ci sono fumetti che sono delle perle, di autori acclamati nel proprio Paese e all’estero, che vincono premi, che sono il punto di riferimento delle generazioni successive di autori… che però faticano a vendere più di qualche migliaio di copie. E i piccoli editori (o addirittura associazioni culturali) che li pubblicano fanno molta fatica ad andare avanti.
PP: Tu hai scritto biografie di tanti, ma ti sei concentrata soprattutto sugli scienziati. Perché?
AMC: Ho trovato questa specializzazione un po’ per caso. Tutto è iniziato con la mia biografia di Marie Curie, nel 2017. Ho scoperto che studiare gli argomenti scientifici e mescolarli alla vita privata e alle vicende storiche mi appassionava. Ci sono molti bravi disegnatori in giro, ma non tutti hanno la pazienza di studiarsi argomenti ostici come la fisica nucleare o la meccanica quantistica per scrivere le loro storie. Io ho forse una mentalità adatta agli studi scientifici (anche se ho fatto studi artistici), e la sfrutto per ritagliarmi uno spazio in questa nicchia.
Va detto che provo grande simpatia verso gli scienziati anche perché sono figlia di due scienziati, e quando sono in un’università o un istituto scientifico a presentare il mio lavoro mi sento a casa.

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